LAMBORGHINI SKI
La Lamborghini ski è stata un’innovativa azienda nel mondo dello sci. La Lamborghini Ski nasce a Udine, fondata da Giacomo Lamborghini agli inizi del Novecento. E probabile che la sua ascesa sia dovuta alle forniture di sci all’esercito italiano durante la Grande Guerra per le azioni in montagna. La pratica sportiva legata agli sci non è ancora in voga come svago. La Lamborghini alla fine degli anni ’20 è un’azienda conosciuta tanto è vero che viene chiama a realizzare dei pattini d’aereo per l’apparecchio che avrebbe dovuto salvare i superstiti della sfortunata spedizione al Polo Nord capitanata da Nobile e riparatasi nella celebrata Tenda Rossa nel 1928. L’azienda è rilevata, dopo la morte del proprietario, nel 1934 da Jacopo Linussio che la sposta a Tolmezzo in Carnia, Friuli Venezia Giulia. Jacopo Linussio condivideva con alcuni amici una passione profonda per gli sport di montagna in un’epoca in cui praticare tali escursioni significava essere dei pionieri. A quel tempo la pratica dello sci comportava lunghi tragitti per arrivare alla base della montagna (spesso percorsi in bicicletta), una salita in mezzo alla neve fresca e un’unica discesa fino a valle. Quello che oggi si chiama scialpinismo. ANNI ‘30 Alla fine degli anni ’30 gli sci sono prodotti in legno massiccio e si presentano spartani e del colore del legno perché verniciati con vernice trasparente. Alcuni non hanno ancora il marchio Lamborghini impresso, altri lo portano impresso a fuoco a metà sci, altri sulla suola in punta o vicino al tallone, alcuni riportano la lunghezza e il numero di serie. Si produce un modello base in frassino, piatto da gran marcia, e due modelli più preziosi in hickory (un legno duro che viene dal Canada): – lo Slalom che presenta un rinforzo a metà lunghezza dato da una modanatura bombata chiamata “falcatura”; – lo “Ski ‘ruit’ per l’alta velocità”, con sagoma piatta. Alcuni modelli sono già forniti di lamine continue avvitate sulla suola dello sci che proteggono gli spigoli. La curvatura della punta si ottiene dopo aver inserito lo sci nella sagoma e quindi lavorato manualmente dai falegnami prima di essere verniciato. Per mantenere la curvatura delle punte e del corpo quando si ripongono nella stagione estiva, gli sci da Slalom in hickory vengono forniti con un distanziatore che si applica al tipico nasello in punta e uno spessore da porre nel mezzo allo sci. ANNI ‘40 Durante il secondo conflitto mondiale l’azienda Lamborghini viene requisita e destina alla produzione bellica di oggetti ad uso dell’esercito. Jacopo era riuscito a fare un ordinativo importante di legno hickory prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale e a conservarlo in magazzino evitando le requisizioni. Questo gli permette di riprendere subito la produzione di sci al termine del conflitto. I primi nomi dati agli sci servono a indentificare il modello e rimangono a lungo invariati. Gli sci in frassino neglio anni ’40 e oltre si chiamano Adamello, Svizzera, Tarvisio. Quelli in hickory Chierroni, Marmolada, Giau. A parte i nomi di montagne o di luoghi geografici, compare il nome di Vittorio Chierroni, uno sciatore molto noto al tempo e che gareggia già dal 1936 con ottimi risultati, tanto che nel 1941 vince i Mondiali a Cortina. Anche Zeno Colò usa gli sci Lamborghini e in Toscana questi occupano tutt’ora un posto d’onore al Museo dello sci di Stia. La produzione prima della guerra arriva a circa 2 migliaia di paia di sci all’anno, tale quantità tende velocemente a crescere nel dopoguerra grazie al progressivo affermarsi di questo sport, alla crescita economica del Paese e al grandissimo impegno e passione di Jacopo Linussio.