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Una storia di passaggi

Incroci e invasioni che plasmano le Valli moderne

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Il riparo delle grotte e i Romani

Le Valli del Natisone, con la loro particolare posizione ad unire le pianure friulane e italiane a quelle del nord Europa, hanno una lunga storia di invasori e guerre, di imperi e feudi, che ne formano l’identità moderna.

Le prime testimonianze scritte dei popoli delle valli fanno riferimento agli Illirici intorno al 400 a.c., ma i primi insediamenti e reperti archeologici nelle Valli si possono condurre ad epoche preistoriche, risalendo fino al paleolitico e al neolitico.

Nel 380 a.c. arrivò una prima invasione di gente Celtica che perlopiù si stabilì in Carnia, ma entro il 50 a.c. l’impero romano aveva conquistato tutta la regione e ricostruì la capitale dei celti, nominandola infine Forum Iulii, la moderna Cividale. La città veniva vista dai romani come baluardo a difesa delle pianure friulane dalle invasioni provenienti da nord. La popolazione delle valli in questo periodo, dunque, era perlopiù di soldati Romani e alcuni coloni slavi, come testimoniano ad esempio il Sepolcro Romano a S. Pietro, o il nome di Vernasso, così chiamato perchè le mucche scendevano dai pascoli in quota per “svernare”.

Nel VI Secolo arrivarono i longobardi, che iniziarono un lungo periodo di instabilità nella regione. I continui tentativi di invasioni da parte degli slavi già presenti e i vari feudi longobardi all’interno fanno di questo periodo gli anni “bui” delle Valli del Natisone.

È proprio in questo periodo che la Grotta di San Giovanni D’Antro inizia ad assumere un significato importante. Già nel quinto secolo la cavità probabilmente ospitava anacoreti, ma nel 899 AD viene menzionata per la prima volta come luogo di culto. La grotta naturale quindi offre il suo riparo alle popolazioni locali durante le invasioni Gotiche, Unne e Slave, e infine viene anche usata come luogo di ritrovo e base per i soldati longobardi in pattuglia. Oggi si possono vedere i risultati di questa lunga permanenza umana nella grtotta visitando il il complesso sotterraneo, che comprende una chiesa, una cappella-presbiterio, una sagrestia ed una loggia.

Patriarcato e Serenissima

Dal X al XV secolo, il Patriarcato di Aquileia si espande e diventa sempre più indipendente e determinante nella zona, anche se spesso ha difficoltà a controllare le Valli, preda di potenti famiglie e ulteriori tentativi di invasione. Gli abitanti del luogo in questo periodo continuano con agricoltura e allevamenti, soprattutto nelle parti più alte delle valli, e nel 1420 vedono il passaggio dei loro pendii e pianure al controllo della Repubblica di Venezia.

Intorno allo stesso periodo nasce anche il santuario di Castelmonte, all’inizio un avamposto di guardia per Cividale al tempo dei longobardi, poi divenuto anche un grande sito di pellegrinaggio: già nel 1244 infatti si trova un documento che descrive Castelmonte e la sua notevole ricchezza. Il primo documento che nomina Santa Maria del Monte risale al 1175, ma si pensa a un primo insediamento addirittura nel corso V secolo. Varie ricostruzioni nei secoli, ad esempio dopo un fulmine distruttivo nel 1469 e alla fine della Seconda Guerra Mondiale quando fu bersaglio dell’artiglieria tedesca, danno a Castelmonte il suo aspetto attuale, rispettando quella che era l’architettura fortificata di un tempo.

La Serenissima diede grande libertà giuridica e finanziaria alla regione, con le solite difficoltà di guerre internecine di famiglie del luogo. In questo periodo le Valli del Natisone diventano una sorta di stato indipendente all’interno della Serenissima fino al 1797, quando con il trattato di Campoformido Napoleone consegna le valli e Venezia all’impero Asburgico, e susseguentemente all’Austria, dove rimarranno fino alla terza guerra d’indipendenza Italiana, nel 1866. Questo periodo vide anche l’inizio del declino della Slavia Friulana nelle valli; ormai da tempo stabiliti tra Cividale e Caporetto, le popolazioni slave formavano una identità linguistica e culturale separata dal resto della regione, ma queste differenze vennero soppresse prima dall’impero Austrungarico e successivamente nel periodo fascista, che vietò l’uso di lingue slave in Italia.

La storia moderna

Nel 1917, le valli e il monte Matajur, loro simbolo maggiore, diventano tristemente famose per la disfatta di Caporetto, le cui cicatrici si possono ancora vedere sulle montagne. Oggi si possono esplorare le trincee e case matte costruite durante il periodo bellico, visitare musei dedicati alla prima guerra mondiale e scalare le vette dove la battaglia ebbe luogo.

Dal secondo dopoguerra, con l’eccezione del terremoto del 1976, le Valli del Natisone continuano la loro ora pacifica esistenza prive di invasioni, ma cariche di storia e reperti di un passato travagliato e unico che le rende una regione cosi particolare.

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