Sottosuolo

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Il sottosuolo

Grotte, abissi e ripari storici

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La storia e il sottosuolo

Nascoste tra le valli e le montagne, il bacino del Natisone presenta tantissime cavità naturali di interesse speleologico ed archeologico, tra cui la famosa grotta di San Giovanni D’Antro e il Riparo di Biarzo. La zona, scavata e plasmata da terremoti ed acqua, ha fornito ripari sotterranei agli abitanti della valle durante le numerose invasioni barbariche che ne punteggiano la storia.
Sono ben 432 le cavità presenti iscritte al Catasto Regionale Grotte, e di queste 112 sono favorevoli alla “frequentazione antropica”, ovvero all’esplorazione, sia speleologica che archeologica. All’interno di molte grotte, infatti, sono stati trovati reperti archeologici e manufatti di ere antiche, o come nel caso dell della Grotta di San Giovanni D’Antro, chiese, salette e luoghi di culto.

Il processo dell’abisso

Il sottosuolo del bacino del Natisone può essere diviso in due aree geologiche: la parte nord è formata da rocce carbonatiche e calcari risalenti ai periodi del Giurassico e del Cretaceo, e si estende dal versante settentrionale del monte Matajur fino a Stupizza e Caporetto. La parte meridionale del bacino, invece, è di natura torbiditica, con alternanze di rocce arenarie, marne e megabanchi carbonitici.

Questa particolarità del terreno porta alla formazione di numerose grotte e abissi; la grotta di San Giovanni D’Antro, ad esempio, si estende per oltre 4000m di planimetria, rendendola la più grande delle Valli del Natisone, e tutt’ora offre delle aree non esplorate.

Le grotte della zona si possono formare in uno di tre modi: In presenza delle rocce carbonatiche nella parte settentrionale è l’azione dissolutiva dell’acqua a creare abissi verticali e campi solcati, conosciuti come karrenfelds. La più profonda delle cavità verticali formate in questo modo è l’Abisso II, a sud-est del Matajur, con una profondità di 175 metri.

Più a valle, dove la geologia del sottosuolo è più eterogenea, le grotte si sviluppano in senso più orizzontale dove le rocce carbonatiche incontrano quelle marnoso-arenacee. L’acqua, passando nelle falde tra i due tipi di roccia, rispettivamente la dissolve e la erode; questo processo porta spesso alla formazione di sorgenti all’interno delle caverne.

L’ultima tipologia di formazione spesso crea cavità utili agli umani, i “ripari sottoroccia”. Qui, le rocce terrigene si frantumano a causa di sbalzi termici, e l’acqua ne ripulisce poi i detriti, lasciando le rocce carbonatiche, più dure, a riparare lo spazio creato. Si è formato così, ad esempio, il Riparo di Biarzo.

Il fondovalle

La maggior parte del fondovalle è formata da rocce torbiditiche che, attraverso l’erosione dei vari corsi d’acqua, vengono trasportate verso il mare, provocando anche frane e spostamenti di terreno. Intorno a Cividale poi le continue inondazioni hanno creato depositi di sabbie, ghiaie e peliti, creando una zona che viene classificata come “terreni a buona fertilità”.

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